
Finalmente Keith Richards è qui! Il merito di trascinarlo in libreria, anzi di intrappolarlo tra le pagine di un libro, è di MASSIMO DEL PAPA che col suo HAPPY dà vita a un ritratto selvaggio e rutilante del folle chitarrista degli Stones.
Dai primi anni con l’amico Jagger agli ultimissimi concerti, il libro segue (e insegue) il pirata in tutti i suoi arrembaggi, in tutti suoi naufragi, nelle apoteosi così come nelle tragedie, stanando di volta in volta la star, il musicista, il genio e l’uomo.
Già, Keith Richards… Difficile schiaffare un animale tanto sfuggente dietro alle sbarre di un libro: le anime selvagge, ridotte in cattività, si lasciano morire. Ma DEL PAPA è tutto meno che un pellicciaio, e se vi aspettate una biografia impagliata e compunta, un saggio che testardamente si arrovella su riff e accordi nel ridicolo tentativo di addomesticare la musica di un pazzo, allora HAPPY non fa per voi, e nemmeno Richards.
No, niente di tutto questo. Per una sorta di affinità naturale, DEL PAPA sa come affronatre Keith senza ucciderlo e senza farsi sbranare. Perché “un uomo è il suo stile”, e lo stile di DEL PAPA incide e scava la pagina per andare oltre e resituirci una a una tutte le magnifiche rughe del vecchio mostro del rock.
E così la sedimentazione di quel volto inconfondibile, diventa la mappa per sviscerare il personaggio e l’uomo. Come un moderno Lombroso, DEL PAPA sa che per “intuire” Richards la fisiognomica è il punto d’accesso privilegiato. La musica e la vita di Richards sono là, nel suo volto da veccho bambino. Ma se le sue rughe sono le stilettate degli eccessi, della perenne insoddisfatta ricerca musicale, della droga e del rifiuto di ogni convenzione sociale, quelle stesse rughe sono anche le orme lasciate dal perenne sorriso di chi la sa lunga.
Un sorriso inquietante e fanciullesco, quasi divino. Lo stesso, perturbante sorriso con cui il Re dei pirati ha attraversato l’ultimo secolo, lui, apparentemente indistruttibile, paradossalmente coerente, prigioniero e aguzzino della sua unica vera ossessione, la musica.
Enrico

1 commenti:
Aghhh! forse ho sbagliato il commento... vale per qui
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