
Certe mattine non dovresti proprio alzarti.
Non dopo una notte dannatamente etilica.
Non con la testa che vibra come un brano techno sparato a bruciapelo.
Il rischio è di finire in mutande nell’appartamento del tuo vicino appena massacrato, con i segugi della polizia alla ricerca dell’assassino e con quell’aria lievemente sospetta che non ti giova…
In buona sostanza è questo il mattino da cani che travolge il povero Jack Parlabane, smaliziato protagonista del rutilante, ma solidissimo, romanzo di Christopher Brookmyre.
Giornalista ficcanaso, fisiologicamente predisposto a cacciarsi nei guai, Parlabane non poteva chiedere di meglio. Quello che gli è capitato tra le mani è un affare grosso.
Appalti truccati, tangenti, omicidi su commissione, passo dopo passo la sua indagine mette a nudo gli orrori di un sistema sanitario corrotto e cinico, ma anche ridicolo nella sua meschinità.
Tra manager sessualmente frustrati e imprenditori senza scrupoli — tutti nutriti al seno velenoso di mamma Thacher — lo scozzese Brookmyre estremizza con la sua macabra ironia una realtà sociale e politica perfettamente plausibile. La sanità pubblica, in via di privatizzazione, è trasformata in una spietata macchina per fare soldi e acquisire potere — non importa se sulla pelle di degenti ottuagenari e poco redditizi che, guarda caso, incominciano misteriosamente a crepare.
Sul ritmo di un incalzante meccanismo nero, Brookmyre sa precisamente quando e come innescare la sua follia, quando ripugnare (o sedurre) il lettore, quando invece affondare la lama sottile della sua critica sociale.
Dissacrante e spassoso sin dalla prima pagina, comico senza tregua, crudo quanto basta, cattivo come tutti i suoi personaggi, UN MATTINO DA CANI ne infila una dietro l’altra, mescolando l’agilità del fumetto alla sostanza del romanzo. Insomma, un ottimo cocktail delle migliori tendenze contemporanee scozzesi.

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