Dunque, dunque, dunque...ci avviciniamo all'ora X. Il Vs. Aff.mo vi aggiorna sui nuovi sviluppi prima di lasciarvi alla bella intervista di Marianna a Laura Liberale che vi permetterà di saperne qualcosa di più sulla Divina eh eh.
Annuncio infatti che alla cena di giovedì 24 settembre sarà presente anche Luca Conti, il Principe dei traduttori, the man behind "Killshot", "Sotto un cielo cremisi", "Vedi di non morire", tanto per mettere lì tre piccoli titoli che disegnano il meglio del noir uscito recentemente e che sta lavorando alla traduzione di "Pistol Poets" di quel vecchio pirata di Victor Gischler. Quindi i noiristi sono avvisati. Aggiungo che almeno per l'aperitivo del dopo presentazione sarà presente al Bistrot La Table il mitico Giulio Mozzi, ma ci sono buone probabilità che rimanga anche per cena. Insomma un vero parterre de roi con Laura Liberale a fare da regina.
E allora a lei, la Divina, e a Marianna, il Vs. Aff.mo cede la parola,
A presto,
MS
L'INTERVISTA
Laura Liberale, poetessa, musicista, indologa, si muove con dissacrante eleganza nel nostro mondo asettico, terrorizzato dagli inestetismi della malattia. “Donna apolide e senza dio” come ama definirsi, si nasconde nei garage metropolitani nutrendosi di plexiglass mentre solletica il pensiero nero che in lei pulsa come sangue vivo. Esordisce ora con Tanatoparty uno sberleffo al comune senso del pudore che Merdiano Zero porta nelle librerie a settembre.
Scrittrice, musicista, ricercatrice, poetessa, chi è Laura Liberale?
“Tutto questo e qualcosa in più. Suono il basso da quando ho diciannove anni, in quel periodo avevo un gruppo di quattro musiciste, ci facevamo chiamare L’ècole maternelle, mai nome fu più propizio perché in breve tempo, più di una mia compagna divenne mamma… Oggi faccio parte di un gruppo di scrittori con la passione della musica, suono ancora il basso, con Heman Zed, mio marito, Umberto Casadei, autore de Il suicidio di Angela B e Roberto Barani Vannucchi, ex Blumercado. Suoniamo garage rock, dark, new wave, punk e quindi cover dei Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus”
Dalla musica alla scrittura, Tanatoparty è difficile e provocante e distrugge molti tabù, qual è la sua genesi?
“Il libro nasce dall’elaborazione del lutto di mio padre, deceduto nel 2004, anche se certe tematiche gotiche mi hanno sempre affascinato, adoro Lovecraft e Poe. Questa sofferenza mi ha permesso d’interrogarmi a lungo su come la nostra società postmoderna affronta, o sarebbe meglio dire rifiuta, la morte. Dall’osservazione ho capito che viviamo in uno stato di rimozione permanente della nostra mortalità da una parte e di assuefazione ai decessi virtuali, televisivi, patinati, dall’altra. La morte spettacolo ha scalzato la dimensione privata del dolore diventando pura fiction e così la fine della vita si è trasformata in un tabù da imbottire di psicofarmaci”.
Un’esperienza personale dolorosa, come l’hai affrontata?
“Scrivendo, studiando, restando in ascolto, cercando date, sensi, il significato nascosto degli eventi. Mio padre mi ha insegnato qualcosa di insostituibile, mi ha insegnato a morire, mi ha insegnato la forza che c’è anche nella morte. Questo è Tanatoparty, un libro che ha avuto una gestazione lunga, nel quale ho sondato l’universo femminile distruttivo e fertile della dea Kali, quello autolesionista fino al suicidio della poetessa Anne Sexton. Dove ho giocato alla scarnificazione della parola. Io non sono un’affabulatrice ma una donna che genera suggestioni”
Ed ora?
“Il cerchio si è chiuso. Alla Meridiano Zero mi presentai con una raccolta di racconti nel 2003, mi aveva accompagnato proprio mio padre. Qualcosa di Tanatoparty s’intravide già allora, ma il lavoro sporco, duro, di limatura, creazione, continuità ha avuto bisogno di tempi più lunghi. Oggi sto iniziando un nuovo libro, un romanzo in cui mi concedo finalmente la libertà di essere più leggera. Si è conclusa la mia fase plutoniana ed io rinasco”
Marianna Bonso

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