mercoledì 10 giugno 2009

FRA FUMETTO E ROMANZO



Hombres de Meridiano Zero,

che mi dite?

Sempre più autori, specie americani, sperimentano in parallelo i linguaggi del fumetto e del romanzo. Che ne pensate? E soprattutto secondo voi è un incrocio che funziona? Io credo di sì, sono sempre più convinto che una delle cose che possa svecchiare certe formule narrative, avvicinando nuovi potenziali lettori ai libri, sia il crossover, inteso come zuppa, marmellata di linguaggi e suggestioni che permette di forgiare uno stile sempre più immediato ma non per questo meno complesso, anzi. Il fumetto è in fin dei conti un grande linguaggio popolare. Giusto per fare un esempio recente e nobile, penso a “Le tigri di Mompracem” uscito per Lizard Rizzoli disegnato da Hugo Pratt e sceneggiato da Mino Milani. Il romanzo di Emilio Salgari a fumetti…mica male, ma se poi andiamo a leggerci i nomi dei nuovi autori americani fioccano gli scrittori “bastardi”, quelli che svisano continuamente fra romanzo e fumetto: rispondono al nome di Joe R. Lansdale, che ha scritto romanzi tratti da personaggi dei comics - La lunga strada della vendetta (Edizioni BD) - e ha sceneggiato direttamente storie a fumetti, l’ultima è quella in arrivo per Panini con protagonista Conan il Barbaro. E che dire di Victor Gischler? Che è appena diventato sceneggiatore della serie regolare di Dead Pool per la Marvel e ha da poco finito di scrivere una serie di storie per Wolverine e The Punisher? E di Duane Swierczynski? Che lavora anch’egli per la Marvel a pieno regime? (Cable e The Punisher fra gli altri). Ma poi c’è anche Gianfranco Manfredi, creatore di uno dei personaggi più amati del fumetto italiano come Magico Vento, che è uscito da poco con il romanzo “Ho freddo” per Gargoyle Books, e poi Greg Rucka, Charlie Huston, Tiziano Sclavi…
Ma quello che mi interessava portare alla luce, si fa per dire insomma non scopro niente di nuovo, è che la consuetudine con il dialogo, la sceneggiatura, l’obbligo di scrivere storie piene di colpi di scena, intreccio, cambi di prospettiva e ribaltamenti di fronte, come richiede il fumetto, allena questi autori a scrivere romanzi che hanno storie mozzafiato e ipercinetiche.
Fra l’altro, troppe volte mi pare, si tende a banalizzare lo sforzo che un autore fa nel costruire plot pieni di vicoli ciechi, scene d’azione, dialoghi sincopati, come se questi fossero elementi narrativi scontati, di dominio pubblico, patrimonio di molti.
Non credo sia affatto così. Invece sempre più spesso ho la sensazione che tutti quegli autori e critici che denigrano o criticano questo tipo di narrazione, propugnando la superiorità del sentimento, dell’interiorizzazione, della riflessione, delle piccole cose, dei fatti di ogni giorno, ebbene costoro mi pare scontino un’atavica incapacità di raccontare storie affascinanti.
In questo senso, il fumetto, con la sua palestra di ritmi serrati, azione a go go e creazione d’atmosfere, credo possa dare un contributo fondamentale al linguaggio del romanzo.

il Vs. aff.mo

Matteo Strukul

11 commenti:

turi ha detto...

Quando si legge un anglosassone è un po' quello che si cerca: i dialoghi! Sono maestri nel far emergere la personalità e i pensieri del personaggio da quello che fa e dice. Credo che tutto derivi dallo spirito protestante che ci sta dietro, che spinge le persone a FARE. Noi italiani invece, profondamente e pericolosamente cattolici, abbiamo la tendenza a elucubrare, a spiegare tutto e a volte a diventare un po' pedanti, chiudendoci nell'interiorità e nei pensieri che hanno bisogno di essere espressi, più che esternati. Gli scrittori come Gischler sono l'emblema di questa capacità di creare una storia, e farci entrare dentro il lettore senza prenderlo per mano ma semplicemente tenendolo incollato alle pagine.
Ma ormai il vento sta cambiando e un libro veloce, esplosivo, coinvolgente e ben architettato si trova anche nella nuova generazione di scrittori italiani. Un esempio? Petrella "Napoli nera".

SenzaUnaDestinazione ha detto...

Linkerò al più presto. Intanto complimenti
P.

MATTEO STRUKUL ha detto...

Carissima Turi come hai ragione, Petrella riesce proprio bene in questo, Gischler è un maestro lo sappiamo, bella la distinzione protestante/cattolico.

Per Paola: grazie mille

Anonimo ha detto...

Ah Matteo, questo si che è parlare! Ho apprezzato soprattutto l'ultima parte di quello che hai detto, anche a me piace leggere letteratura "impegnata", ma i libri costituiscono soprattutto una forma d'intrattenimento. Con cosa dovrei intrattenermi, con la tv? Al diavolo la tv, benvengano le eccitantissime storie di Champion Joe, Swierczynski e Gischler. A proposito, azzeccatissimi seppur accennati gli innesti grafici dei primi due episodi della trilogia di Sarasso. Michele

Meridiano Zero ha detto...

Eh eh caro Michele, e ci siamo, voglio dire, sai già come la penso che te lo dico a fare? Però, appunto, credo si debba ridare dignità a un genere che si preoccupa molto più dei lettori di quanto facciano tanti altri percorsi apparentemente più letterari. E del resto anche l'avventura tanto per dirne un'altra è un altro genere da rivalutare...voglio dire siamo sicuri che Salgari, Stevenson, Dumas, Twain, London non ci abbiano insegnato niente?

Ma senza Salgari avremmo avuto quella meraviglia che ha da poco pubblicato uno dei miei autori preferiti e uno dei più innovativi in Italia, parlo di Tortuga di Valerio Evangelisti?

SuperBob ha detto...

Mi sembra davvero un'ottima iniziativa. Ormai moltissimi romanzi usano il linguaggio del fumetto, e credo sia un bene, soprattutto per avvicinare le giovanissime generazioni.

Roberto

MATTEO STRUKUL ha detto...

Grandissimo Superbob, mi raccomando continua a farci visita, presto arriveranno novità importanti per Meridiano Zero e i suoi lettori e il tuo contributo sarà fondamentale...continua così

MS

MATTEO STRUKUL ha detto...

Ah...a tutti i lettori Meridiano Zero, stiamo mettendo a punto un megaprogetto per avere i ns lettori sempre più addentro al brodo primordiale di Meridiano Zero fatevi sotto guys

MS

Lilli ha detto...

Non è che sono proprio d'accordo in toto. C'è una misura nelle cose. Ho finito ieri di leggere Sunset Limited e ho attaccato con E morì a occhi aperti. Credo siano emblematici di quel che voglio dire: che c'è una misura. Ci sono cose che vanno dialogate e cose - eventi, non masturbazioni mentali, che vanno narrate. Altrimenti il risultato è che l'immagine che appare a me lettore è quella di due che seduti a un tavolino se la raccontano. Le cose vanno aftte accadere, le dobbiamo seguire mentre accadono: ma perchè ciò avvenga è indispensabile saperle narrare. Per ottenere lo show don't tell, che è quello che tutti qui mi pare pretendiamo da un romanzo moderno.
Lilli

Luca Conti ha detto...

Direi piuttosto che ci sono autori invasivi (come James Lee Burke, la cui presenza nei suoi libri è avvertibile dalla prima all'ultima parola, e le cui storie sono tutte quante filtrate dal suo, personalissimo punto di vista) e autori evasivi (come Elmore Leonard, che si fa volontariamente da parte, anzi si nasconde, e lascia che la storia affiori solo attraverso il dialogo dei personaggi, tanto che è il lettore a dover ricostruire ciò che gli viene presentato in maniera quasi sempre non lineare).

MATTEO STRUKUL ha detto...

Che dire ragazzi?

A Lilli: sono d'accordo con te per buona parte di quello che dici, capirai naturalmente che calcare i toni serve a dare una "scrollata". Capiamoci, non sta certo a me dare una scrollata alla letteratura italiana...e chi sono io per farlo? Però da lettore posso dire che una valorizzazione di elementi narrativi troppo spesso sottovalutati ci vuole tutta se vogliamo contribuire a cambiare formule ahimè trite e ritrite. Aggiungo che gli autori di cui parlo sono narratori formidabili nel senso più ortodosso del termine, come dici tu in Burke (o Lansdale aggiungo io) le descrizioni, la natura, l'approntare sfondi e palcoscenico tanto per metterne là qualcuno di questi elementi, sono protagonisti imprescindibili delle storie e lo stesso potrei dire per Gischler e Swierczynski, solo che poi c'è anche il resto, quello di cui parlavo.
A Luca: concordo su tutta la linea, come collocheresti Lansdale e Gischler? Inva o eva sivi?