mercoledì 24 giugno 2009

ENNIO KITTERLEGNOSKY: IL DRUGO DALLA SCRITTURA MESCALINICA



11 LUGLIO 2009
ENNIO KITTERLEGNOSKY: LA NUOVA SCOMMESSA DI MERIDIANO ZERO!


L'ATTACCO

"Stiamo correndo come due disperati. Sto per
rigurgitare il cuore. Mio zio Geremia tiene
stretto a sé Gesù Bambino e urla che non de-
vo voltarmi. Ho i piedi che vanno a fuoco. La
stradina che congiunge Corso dei Mille alla
Statale è una ripida discesa di breccia bianca.
Mio zio Geremia è convinto che sia una scor-
ciatoia. Ad attenderci col motore acceso di
una Fiat Palio diesel c’è Ghino Sbrenna.
Secondo Ghino avremmo rosicchiato minu-
ti preziosi passando per la scarpata di Vicolo
San Barnaba. Ma lui è un povero ritardato.
Una volta lo beccarono mentre si fotteva una
capra. Lo rinchiusero in carcere, poi in un ma-
nicomio, poi ancora in carcere. Ora è di nuo-
vo un libero cittadino. Ha ripreso a badare al
gregge, tutto il giorno sulle pendici delle mon-
tagne. È tornato dalle sue amanti".


A Kitterlegnosky non piace il Babbo Natale che conosciamo tutti, quello che arriva il 24 dicembre, con la risata bonaria, le guance rubiconde e i bambini sulle ginocchia. Lui preferisce immaginarlo a Ferragosto, su una panchina scrostata, con i bermuda sbrindellati, il fisico appesantito da vecchio clochard, e due borse sotto gli occhi figlie di notti selvagge e alcol. Con un cartone di vino in mano vi racconta, fra un sorso e l’altro, di crocefissi in fiamme stipati di coca e di madri che chiedono aiuto con un coltello a serramanico in pugno. Meglio non far avvicinare i bambini.
Christmas pulp ha un’unica vera protagonista: la perdita dell’innocenza. Una raccolta di personaggi divertenti e grotteschi, surreali e dissacranti. Sospeso nella più pura assenza di sensi di colpa, sventaglia mitragliate di comicità sgangherata e irresistibile. Il suo stile abrasivo brucia come un bicchiere di tequila liscia buttata giù d’un fiato.
Veloce e sorprendente, il piglio sicuro di Kitterlegnosky trascina in guai senza scampo, dei poveri diavoli pronti a sfracellarsi alla corsa dei carretti o a sequestrare Gesù Bambino, pur di trovare un briciolo di fortuna.
Il lato davvero comico della malasorte degli ultimi.

Ennio Kitterlegnosky è nato nel 1980. Ha girovagato per l’Europa e al momento è fermo in Svizzera, dove alleva batteri.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Ennio è devastante e non sa cosa sia la politically correct. Segnalo il link del suo scellerato blog, anche se mi dicono che odi essere chiamato "blogger".

http://elfluxusvomitato.splinder.com/

MATTEO STRUKUL ha detto...

eh eh, ottima idea

Erwin de Greef ha detto...

Ciao Matteo,
ho raccolto il tuo invito a dare una lettura attenta al nuovo romanzo di Ennio Kitterlegnosky. Di seguito, nudo e crudo, c'è quel che penso.

Premetto che l’attacco del nuovo romanzo di Ennio Kitterlegnosky è assai debole. Letto l’esordio, si possono individuare tre momenti differenti. Dal punto di vista della struttura abbiamo:
il primo che è in media res: la corsa, la fuga, la velocità;
il secondo, a rebours: la riflessione dello zio Geremia. E’ convinto (uso le parole del racconto) che la stradina – ovvero, la via di fuga – sia “una scorciatoia”;
e infine il terzo momento che si può definire riassuntivo: la storia in tre battute e per sommi capi di Ghino.

Insomma, all’esordio in media res si sovrappone una riflessione – non un’azione – ex ante a quel che sta accadendo. Poi, c’è il terzo momento in cui, al di fuori di un’azione che vorrebbe essere dinamica si fa, addirittura, un ulteriore passo indietro raccontando alcuni momenti salienti della vita di Ghino.
Tutto questo in circa un centinaio di parole!!! Più che azione, dinamismo o movimento, direi caos,confusione, indecisione. Si avverte, in una lettura interna del testo, una continua riscrittura dello stesso. Ci sono cicatrici ovunque.

Inoltre, non bastando tutto questo, anche il registro linguistico è debole. Espressione quali: “Stiamo correndo come due disperati”, “Sto per rigurgitare il cuore”, “Mio zio Geremia tiene stretto a sé…” (a sé?, e a chi sennò? ), “Ho i piedi che vanno a fuoco”, “…povero ritardato” … Sono tutte – mi si perdoni – frasi trite e ritrite. Sono frasi fatte che ammazzano la storia. Il narratore non riuscendo a dare forza alla storia – non riuscendo ad imprimergli la giusta dinamica, direzione, intenzione – si aggrappa disperatamente a frasi fatte. Anche lo specificare (nel modo in cui è fatto) che la macchina, quella per la fuga dal luogo del delitto, è una Fiat Palio diesel è rilevante? Aggiunge azione, colore, spessore? Si dà al testo una corretta drammatizzazione? …

Nel prosieguo della storia il narratore afferma che allo zio non piace il Babbo Natale che noi tutti conosciamo, ma – come se il lettore fosse un ritardato o per il solo gusto di ricordarlo a se stesso – spiega chi è e com’è fatto questo Babbo Natale. Che senso ha? … e qui mi fermo.

Erwin de Greef.

luca ha detto...

Non male, non così originali ma certo intriganti... Tuttavia, più che l'attacco mi sembrano interessanti le indicazioni generali sul romanzo e sulla sua trama, che si può accostare nello stile a "Vita Straordinaria di un Comune Tizio tra Tanti", che è meno pulp e grottesco e più folle e surreale...
Non mi trovano granché d'accordo le (rispettabili) osservazioni di Erwin de Greef, troppo trancianti per un testo di 100 parole, dalle quali trae conclusioni assolutamente affrettate. C'è a chi piace il caos, la confusione e/o l'indecisione: lasciano vagare la mente attraverso il testo ben più di una troppo compiuta determinatezza, magari pure studiata a tavolino, dunque perfetta stilisticamente ma anche perfettamente vuota di appeal letterario...
Io, 'sto libro me lo annoto, facilmente sarà una delle mie prossime letture...
Ciao!
Luca
www.lucarota.it
http://rota.wordpress.com/

Valentina Petracchi ha detto...

Caro Erwin de Greef,

quella che tu chiami la seconda parte del raccondo, è la quarta di copertina. L'attacco del racconto di Kitter è contenuto nelle virgolette. Mi spiace, evidentemente non era così chiaro.
Quanto all'accurata analisi del testo che proponi, non sono affatto sicura che si possa dividere in tre battute la struttura narrativa di un attacco. Spesso un racconto intero evidenzia tre corpi base, ma un attacco… è solo un'immersione nei fatti che ancora necessitano di una spiegazione.
:-)

Quanto allo stringere a sé, è molto diverso se ti stringo un braccio o se ti stringo forte a me, no?

E che la macchina sia una Fiat Palio diesel non aggiunge spessore, né dà al testo una corretta drammatizzazione, perché qui non c'è spessore né drammatizzazione. È pura superficialità pulp, e il pulp adora le cose trite e ritrite, per questo suona sempre così familiare e simpatico.

:-D In realtà ho apprezzato molto il tuo commento, anche se ho risposto, nuda e cruda che non lo condivido punto. Bravo. Servono questi interventi. A presto. ;-)

AngoloNero ha detto...

Erwin, ommioddio, tu sei l'incubo di ogni scrittore, vero? Sei riuscito a elaborare un commento lungo il triplo del testo pubblicato!

E dai su, io una chance gliela do :)

MATTEO STRUKUL ha detto...

Ottimo ottimo mi piace il confronto, scendete nell'arena e giù mazzate, ma col sorriso sulle labbra eh eh... Ennio, il Drugo, apprezzerebbe, comunque sono quasi completamente d'accordo con Valentina, fermo restando che il mio livello subumano di intelletto mi impedisce di fare osservazioni troppo intelligenti ma da zombie culturale quale sono dico che a d o r o lo stile di Kitter...poi naturalmente ognuno ha i suoi problemi

Hugs

MS

MATTEO STRUKUL ha detto...

Angolo aka Ale, sempre sobria e puntuale, grazie per la chance, cercheremo di farne buon uso, baci

MS

elena g. ha detto...

ciao matteo. Mi sento ripeterti quello che ti ho detto ieri sera, a cena. Per me, questo è un attacco forte, quindi mi dissocio da alcuni commenti che leggo qui, prima di me. Non so se kitterlegnosky tenga il ritmo così fino alla fine del libro. Questa è la mia opinione, da tizia con intelletto subumano, tipo il tuo.
Elena G.