
Perché Asia mi piace? Anzitutto perché non è facile essere la figlia, la musa, la magnifica ossessione, di un padre demiurgo, artista prolifico, e mito indiscusso. Oggi si può prendersi gioco di Dario Argento quanto si vuole, per le scene weird de "La terza madre", per i flop imbarazzanti come "Il Cartaio" e "Non ho sonno…" ma quando Asia era piccola lui era un genio, la divinità maligna dell’oltretomba cinematografico. Nessuno come Argento decideva quanto una sua creatura doveva morire e quanto a lungo devono durare le sue grida. I colori dei suoi horror operistici hanno dato all’orrore ben altro per cui tremare oltre al rosso e al nero.
Non si può essere la figlia del regista di "Profondo rosso" e diventare una bambina spensierata e frivola qualsiasi. Se tuo padre crea un mondo, quel mondo ti rimane addosso. È la sindrome di tutti quei poveri cristi generati e non creati, della stessa sostanza del padre. Così invischiati in un rapporto di coppia predestinato, che non potranno mai essere solo il proprio nome e cognome. Ma sono, ad esempio, Asia Argento figlia di Dario Argento. Quando tutto il mondo associa il tuo nome a quello di tuo padre ti devi rassegnare a un grande amore e a un abisso d’odio. Sofia Coppola figlia di Francis Ford Coppola, altra meravigliosa sopravvissuta al simbiotico patto di sangue che lega un padre e una figlia artisti.
Amo Asia perché, sapendo com’è essere figlia d’arte, so che non è detto di uscirne con tutte le rotelle a posto. La amo ancora di più perché non fa finta di avere tutte le rotelle a posto. E a che servirebbe? Suo padre ha le chiavi di un intero Inferno di cui lui stesso è il principe. Di un immaginario così nitido che esiste persino un ‘rosso Argento’.

A quattordici anni Asia è scappata di casa per trovarsi in pochissimo tempo corteggiata dai più grandi registi italiani. Perché mai Nanni Moretti è dovuto andare a prendere proprio questa ragazzina qui per un atto così semplice come far rimbalzare una palla? ("Palombella rossa", 1989) Perché Asia già da piccola era un simbolo, seria, guardinga, con quel suo viso poco da bambina, con qualcosa di perverso e insieme triste nelle genetiche occhiaie così sexy su di lei. (Anche se sconsiglio di andarsi a rivedere "La chiesa", 1989, di Michele Soavi, per averne conferma.)
C’è chi si ricorda di lei la sera che sua madre, l'attrice fiorentina Daria Nicolodi, la portò in un cineclub romano mezzo vuoto, a vedere "Lulu" di Pabst, 1928, con una meravigliosa e fatale Louise Brooks. Asia aveva quattro anni, una seria bimbetta attenta e silenziosa, uno degli aneddoti più commoventi del cinema. Lei, agli occhi di chi notò la sua presenza, era già il cinema, e ancora non sapeva scrivere.

In Italia non avevamo bisogno di un’altra attrice fiera e sorridente, per questo è nata Asia. Irrequieta, poco serena, schiva e provocatrice insieme, magnificamente insicura di sé. Anti-diva perché si vede, da come inclina la testa quando guarda l’obbiettivo dei fotografi, pazzi di lei in America quanto in Francia, che ancora non ha deciso se si piace o se non si piace. Se è sicura di sé o se crede che “ingannevole sia la sua fama sopra ogni cosa’.
E, no, del bacio con il cane nel bellissimo "Go Go Tales" di Abel Ferrara non parlo. Figuriamoci poi, che c’è di strano a baciare un cane?
Valentina Petracchi
Asia Argento ha esordito al cinema con La chiesa di Michele Soavi (1989). Tra gli altri suoi film ricordiamo: Palombella rossa di Nanni Moretti (1989), Trauma di Dario Argento (1993), La regina Margot di Patrice Chereau (1994), La sindrome di Stendhal di Dario Argento (1996), Il fantasma dell’opera di Dario Argento (1999), New Rose Hotel di Abel Ferrara (1999), Scarlet Diva di cui ha curato anche la regia (2000), Love bites – Il morso dell’alba di Antoine de Caunes (2001), Red Siren di Olivier Megaton (2002), B. Monkey di Michael Radford (2002), XxX di Rob Cohen (2002), Ingannevole è il cuore più di ogni cosa di cui ha curato anche la regia (2004), Transylvania di Tony Gatlif (2005), Un vieille maitresse di Catherine Breillat (2006), Boarding Gate di Olivier Assayas (2006), La terza madre di Dario Argento (2006), Go Go tales di Abel Ferrara (2007), Diamante 13 di Gilles Behat (2009)

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